Orchidee in acqua, il trend che sta spopolando sul web: perché tutti stanno dicendo addio al terriccio

Alzi la mano chi non ha mai acquistato o ricevuto in regalo una splendida orchidea! Le mani alzate saranno molto poche perché questa bellissima pianta ornamentale è tra le più donate e apprezzate. Prendersi cura di un’orchidea potrebbe non essere banale ma sul web sta spopolando una metodologia di coltivazione interessante, che vale la pena conoscere.

Le orchidee: uno sguardo in più

Il fiore dall’aspetto particolare, simile a delle labbra, e dalle sfumature più variegate è il punto forte dell’orchidea, pianta ornamentale appartenente alla famiglia delle Orchideaceae. Di origine tropicale, queste specie vegetali sono ormai coltivate ai quattro angoli della Terra e rappresentano una delle scelte predilette come dono per le persone care.

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Dal punto di vista botanico, la pianta presenta delle particolari caratteristiche che la rendono ancora più interessante. Alcuni esempi? La presenza di radici aeree in grado di assorbire l’umidità dell’aria. Proseguendo con le curiosità, lo sapevi che alcune specie di orchidee possono fiorire per mesi interi se poste in condizioni ambientali ottimali?

Le orchidee sono piante dalla grande capacità adattativa e, in natura, nella zone d’origine, dove il clima permette di completare il loro ciclo vitale, possono trovarsi sugli alberi, utilizzati come substrato di crescita, ma anche su rocce e, come avviene per altre migliaia di specie vegetali, nel terreno. Una novità interessante, però, è la coltivazione in acqua.

Tipologie di orchidee

25.000 specie di orchidee nel mondo. Non è uno scherzo! Questo sembrerebbe essere il numero di specie di orchidee registrato sulla Terra. Valore impressionante se ci pensiamo! Questo aspetto fa riflettere sulle innumerevoli e differenti tipologie di orchidea che possiamo trovare in commercio e anche in natura, allo stato selvatico e spontaneo.

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Insomma, ce n’è per tutti i gusti! Il genere di orchidea che sembrerebbe essere la più diffusa è la Phalaenopsis, prediletta per le fioriture abbondanti e prolungate e per la capacità di svilupparsi in ambienti dove non è presente luce diretta del sole, come è il caso dell’ambiente interno della casa. Segue il genere Cattleya che, al contrario, richiede molta luce.

Infine, ma non per importanza, troviamo il genere Vanda. La sua particolarità? E’ particolarmente adatta per poter essere coltivata in substrati differenti dal suolo, come in sospensione su vasi aperti o in acqua. E’ giunto il momento, quindi, di scoprire questa innovativa tecnica che potrebbe essere una valida alternativa alla messa a dimora delle orchidee nel terreno.

I metodi di coltivazione “classici”

Le orchidee comunemente vengono vendute in piccoli vasi in cui è stato posto del terriccio appositamente formulato per poter garantire il corretto fabbisogno di nutrienti per la pianta e per assicurare l’adeguata percentuale di drenaggio dell’acqua e l’areazione delle radici. Alcuni esempi? La corteccia di pino e il muschio.

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Il primo, essendo presente in pezzi grossolani, sembrerebbe l’ideale per poter garantire un buon drenaggio e una corretta areazione; il secondo, invece, se posto in superficie, riuscirebbe a trattenere l’umidità permettendo alle radici di svilupparsi al meglio. Oltre all’utilizzo di un substrato di crescita adatto, importante sarebbe anche la fertilizzazione.

Circa due volte al mese durante la fase di crescita vegetativa, infatti, potrebbe essere utile effettuare un trattamento con un fertilizzante apposito. Non dobbiamo poi dimenticare che, per svilupparsi al meglio, le orchidee dovrebbero essere poste in ambienti soleggiati ma evitando che vengano raggiunte dalla radiazione diretta, che potrebbe apportare danni alle foglie.

Scopri l’innovativa coltivazione in acqua!

La parola che descrive al meglio la coltivazione di alcune tipologie di piante in acqua è “idrocoltura” o “water culture”, per utilizzare un’espressione internazionale. Le orchidee sembrerebbero una specie vegetale adatta per questo tipo di tecnica, soprattutto nel caso in cui si considerino generi come la Phalaenopsis e la Vanda.

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In cosa consiste? E’ molto semplice: la pianta viene posta in acqua, immergendo le radici, per alcuni giorni, per poi essere lasciata asciugare in vasi sospesi, all’aria. A questo punto sarebbe possibile re-immergere le parti che solitamente sono sotterranee, in acqua, alternando con la fase di asciugatura. L’acqua andrebbe cambiata ogni 5 giorni circa.

Un’alternativa meno “drastica” ma altrettanto valida sarebbe rappresentata dalla coltivazione in acqua parziale, durante la quale le radici verrebbero immerse per un paio di giorni per poi lasciarle asciugare per un periodo di circa 4 giorni. Le due fasi, alternate, promuoverebbero una minor insorgenza di marciumi radicali che potrebbero verificarsi nel primo caso.

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